




Di itinerari di viaggio in Colombia se ne possono costruire a bizzeffe e molto diversi uno dall’altro: c’è chi non può rinunciare a una tappa al mare, chi preferisce la regione amazzonica, chi invece il Parco Tayrona, chi ama le città e chi opta per le zone rurali. C’è però una tappa che non può mancare in nessun itinerario: quella tappa è Cartagena de Indias.
Perché è una tappa da non saltare? Cosa c’è da vedere? Quanti giorni fare in città? In che zona di Cartagena dormire? Ve ne parlo qui!
Perché fare tappa a Cartagena de Indias

Spesso le prime immagini con cui la Colombia si fa conoscere agli occhi dei nuovi esploratori sono proprio quelle di Cartagena. La città è un tripudio di colori, suoni e profumi. I colori degli edifici di epoca coloniale egregiamente conservati, dei vestiti sgargianti delle Palenqueras (le donne afro-colombiane del gruppo etnico dei Palenquero) e i colori dei murales che popolano il quartiere di Getsemani. I suoni della musica caraibica onnipresente nell’aria, i danzatori che improvvisano una salsa prendendo sotto braccio i passanti. Il profumo del caffè appena tostato (spoiler: il caffè colombiano è buonissimo), della Piña Colada sorseggiata a ogni ora e il profumo salmastro del mare.
Se dovessi definire Cartagena con un unico aggettivo, userei ammaliante. Perché può piacere o meno, ma di certo non può non ammaliare.
Cosa vedere in città
L’attrattiva principale di Cartagena de Indias è il suo quartiere storico, racchiuso da mura secolari (non a caso è chiamata “Ciudad Amurallada”) patrimonio dell’umanità dell’UNESCO dal1984. Qui si trovano ancora edifici risalenti al XVI secolo, l’epoca in cui l’esploratore spagnolo Pedro de Heredia la fondò (anno 1533) dandole lo stesso nome della Cartagena nella Murcia di Spagna.
Entrata a far parte della corona spagnola, la città divenne fulcro di commerci finendo nelle mira di pirati inglesi, olandesi e francesi (tra cui il celebre Francis Drake). Ma non solo: divenne anche il principale punto di scambio di schiavi provenienti dall’Africa occidentale in America Latina.
La sua storia è ancora lì, pronta a essere raccontata e svelata dalle sue piazze e dai suoi edifici storici.
Plaza de Bolívar


Il luogo più carico di significato da cui iniziare la visita della città è Plaza de Bolivar, un tempo nota come Plaza de la Inquisición. La piazza è dominata dal Parco de Bolívar — con al centro la statua equestre del condottiero sudamericano Simón Bolívar —, una oasi verdissima e ombreggiata dove trovare refrigerio nelle giornate più torride.
Siamo nel cuore del centro storico, a un passo dalla Cattedrale e da alcuni dei palazzi storici più eleganti e noti di Cartagena, come il Museo dell’Inquisizione e il Museo del Oro.
Il Palazzo dell’Inquisizione


Questo è stato il primo edificio di Cartagena che abbiamo visitato e quello che considero il più rappresentativo della storia della città. Affacciato su Plaza de Bolivar, da fuori appare sublime nelle sue decorazioni barocche, ma all’interno ha una storia raccapricciante da raccontare.
Edificato nel 1610, fu sede del tribunale dell’inquisizione, il terzo del Sud America dopo Lima (1570) e Città del Messico (1571). Attivo per 200 anni, processò e punì circa 900 persone con l’accusa, tra le altre cose, di stregoneria, blasfemia, lettura di libri proibiti, bigamia e pratiche giudaizzanti.
Oggi il palazzo ospita un museo crudo e intenso che racconta gli anni dell’inquisizione, le storie degli accusati, ed espone alcuni strumenti di tortura dell’epoca, ma anche manufatti di epoca precolombiana.
La Cattedrale


A pochi passi dalla piazza, con un campanile che svetta su tutto il centro storico, c’è la cattedrale, dedicata alla Santa Caterina da Alessandria. Fu costruita a fine ‘500, ma danneggiata pesantemente dai cannoni del pirata Francis Drake e terminata solo nel 1612.
Recentemente restaurata, oggi è tornata al suo antico splendore ed è un eccellente esempio di architettura coloniale spagnola. L’ingresso è gratuito.
Chiesa di Santo Domingo


Fondato nel XVI secolo (originariamente nel 1539 e poi ricollocata nel 1552 dopo un incendio), fino al XIX secolo Convento dell’Ordine dominicano, è considerata la chiesa più antica di Cartagena. Spicca per la sua navata ampia, l’altare barocco e il crocifisso in legno intagliato.
Appena al di fuori della chiesa, nella Plaza de Santo Domingo, si può ammirare la “La Gorda Gertrudis” (La grassa Gertrude), una scultura di Botero donata dall’artista stesso alla città nell’anno 2000.
Le mura

Bastano pochi passi dal cuore de El Centro per ritrovarsi lungo i camminamenti delle chilometriche Murallas, che avvolgono Cartagena de Indias quasi per intero. Le mura risalgono al XVII secolo, quando gli attacchi pirateschi resero necessario una fortificazione della città a scopo difensivo.
Lungo il perimetro si trovano due luoghi particolarmente iconici: il Bastione di Santo Domingo e il Bastione di Santa Catalina, che ospitano locali all’aperto dove sorseggiare una birra o un drink ammirando il sole che si tuffa nel mare.
Il convento e la chiesa di San Pedro Claver


Questo è un altro luogo che è strettamente legato alla storia coloniale di Cartagena e in particolare al nome di Pedro Claver, missionario gesuita spagnolo canonizzato nel 1888. Arrivato a Cartagena nel 1610, Claver dedicò buona parte della sua vita ad aiutare gli schiavi afroamericani negli anni terribili della tratta degli schiavi.
Del complesso è possibile visitare il convento, che ospita la cella dove Pedro Claver ha vissuto e trovato la morte, ma anche aree espositive con dipinti e sculture di artisti afroamericani e percorsi che raccontano l’epoca schiavista. Dall’ultimo piano del convento, una scala conduce a un ballatoio da cui si può ammirare la navata della chiesa dall’alto (non perdetevela!).
L’ingresso al convento è a pagamento, ma gratuito alla chiesa, attigua, completata nel XVIII secolo e con una imponente facciata in pietra.
Plaza de los Coches e Plaza de la Aduana


Collegate l’una all’altra, appena all’interno delle mura, sono tra le piazze più antiche della città. In Plaza de los Coches (un tempo Plaza de la Yerba), tra case di epoca coloniale con balconi che sembrano ricamati, si teneva il mercato degli schiavi. Oggi pullula di venditori di strada e ospita la strada di Pedro Heredia, il fondatore di Cartagena. provenendo da fuori città, le si accede attraverso la Puerta del Reloj, la storica porta d’ingresso principale alla città, che spicca per il suo orologio su quattro lati.
Oltrepassata la porta, poco più avanti sulla sinistra si apre l’altrettanto bella Plaza de la Aduana, la piazza dove in epoca coloniale si trovavano gli edifici governativi e la dogana (oggi sede del comune) e dove si tenevano le sfilate militari
Museo del Oro Zenù
Non è paragonabile al mastodontico Museo dell’Oro di Bogotà (se passate dalla capitale, non perdetevelo), ma questa piccola raccolta di manufatti precolombiani in oro (e non solo) è comunque interessante. La raccolta ospita pezzi opera della popolazione Zenù (o Sinù) che abitavano la regione già prima dell’arrivo degli europei.
Altro plus: l’accesso è gratuito (chiuso il lunedì, la domenica chiude alle 15:00).
Il Quartiere Getsemaní


Il barrio più colorato e vivace di tutta Cartagena è Getsemani, che deve il suo nome alla presenza dei francescani in città. Nato nel XVI secolo come insediamento popolare, ha ospitato artigiani, pescatori e schiavi africani, e ha giocato un ruolo chiave nelle lotte d’indipendenza contro la Spagna.
Oggi è noto per le sue architetture coloniali, i suoi colori, gli onnipresenti murales e la storica Plaza de la Trinidad. Qui si trova una ampia scelta di ristoranti e locali, bancarelle, caffè e diversi tra hotel, ostelli e guest-house economici.
Il Castello di San Felipe de Barajas

Situato circa un chilometro e mezzo fuori dalle mura, in posizione strategica sulla collina di San Lázaro, il Castello di San Felipe è una fortezza imponente costruita nel 1639 per controllare gli accessi alla città dal mare.
All’interno del castello si possono esplorare gallerie sotterranee, bastioni, rampe e postazioni di difesa che permettono di comprendere il sistema militare utilizzato per proteggere la città dagli attacchi dei pirati e delle flotte nemiche. Dalle mura e dalle terrazze panoramiche si gode inoltre di una splendida vista su Cartagena e sul Mar dei Caraibi, mentre pannelli informativi e percorsi di visita raccontano la storia delle battaglie e dell’ingegneria militare coloniale.
Quanti giorni stare a Cartagena de Indias?
Prima di partire per la Colombia, temevo che con un itinerario di viaggio di due settimane non saremmo stati in grado di esplorare le città principali con calma. In realtà non è stato così. Per tutte le città che abbiamo visitato (Cartagena, Medellin, Bogotà), due giorni sono sempre stati una giusta misura.
Ciò è valso anche per Cartagena: la città è così sgargiante e seducente che spingerebbe chiunque a trattenersi più a lungo del dovuto. Quanti giorni stare quindi? Potrei dirvi quattro o cinque, o anche una settimana o due, ma la verità è che due/tre giorni sono sufficienti.
Se potete, però, prevedete anche una giornata intera per un’escursione in barca alle Isole del Rosario.
Escursione alle Isole del Rosario


Se durante il vostro viaggio in Colombia avete giorni a disposizione per passare qualche giorno al mare, magari a San San Andrés o Providencia, buon per voi. Se invece avete i giorni contati oppure non siete particolarmente interessati al mare, ma non vi dispiacerebbe avere un assaggio del Mar dei Caraibi… beh, potete sempre fare come abbiamo fatto noi (e come fanno la maggior parte dei turisti, stranieri ma anche locali): fare una escursione di un giorno alle Isole del Rosario.
Le Isole del Rosario sono un arcipelago formato da ventisette isole coralline, situato venti chilometri al largo di Cartagena e dichiarato parco nazionale. Nonostante la vicinanza a Cartagena, nelle isole il mare è molto più bello rispetto a quello che si trova in città ed è l’ideale per lo snorkelling, ma anche per le immersioni.
La classica escursione giornaliera alle Isole del Rosario parte intorno alle 08:00/09:00 dal Muelle de la Bodeguita, appena fuori dalle mura di Cartagena, e fa ritorno intorno alle 16:00/17:00. Le tappe in genere prevedono: il Fuerte de San Fernando de Bocachica, Playa Blanca sull’Isla Baru, Isla Marina e Isla Grande, con pranzo incluso, snorkeling o visita dell’acquario e infine relax di un paio di ore in un beach club.
Prenotare l’escursione in barca alle isole è facile: i tour vengono proposti dagli hotel di Cartagena, ma anche da varie agenzie che si trovano in strada e anche direttamente al molo. Noi per mancanza di tempo, abbiamo prenotato l’escursione direttamente con Viator già da casa, prima di partire.
Vale la pena fare tappa alle Isole del Rosario? Se avete tempo a disposizione, secondo me sì: il mare non sarà il migliore dei Caraibi (dalle foto che ho visto, San Andrés è sicuramente meglio), ma si può fare del buon snorkelling tra i coralli e passare qualche ora di relax su spiagge bianche. Resta solo il fatto che è una escursione molto gettonata: le isole possono essere parecchio affollate, soprattutto in alta stagione.
Dove dormire a Cartagena de Indias
Diciamo le cose come stanno: Cartagena de Indias è una città cara per gli standard colombiani. Gli alloggi e i ristoranti sono mediamente ben più cari delle altre località colombiane: questo perché, come ho già detto, Cartagena è una destinazione molto apprezzata e frequentata dai turisti.
Per dormire a Cartagena avete sostanzialmente tre opzioni:
- Dormire nel quartiere storico: questa è la zona più affascinante della città e quella con gli standard più elevati; pulla di boutique hotel e ristoranti alla moda; in alta stagione gli alloggi vanno da più di 50€ a notte per due persone, gli ostelli da 30€ in su per una persona;
- Dormire nel quartiere di Getsemaní: straripante di bar e locali animati, questo è il quartiere più amato per la movida notturna; qui si trovano gli alloggi più economici, ma non sempre il rapporto qualità/prezzo è soddisfacente e si può sentire musica fino a tardi; per l’ultima notte in città noi abbiamo alloggiato in una camera matrimoniale presso l’Hostal Luna Llena Getsemaní, ma onestamente non ve lo consiglierei (unica nota positiva la posizione super centrale);
- Dormire a Bocagrande: Bocagrande è un quartiere moderno fronte-mare che pullula di grattacieli e ristoranti a una decina di minuti dal centro di Cartagena; sembra una sorta di Miami, il mare non è eclatante, ma la zona è piacevole (anche per passeggiare) e c’è ampia scelta di alloggi, da hotel basici a hotel lussuosi (circa da 25€ in su); noi abbiamo trascorso due notti all’Hotel Almirante Cartagena Colombia e nonostante l’atmosfera un po’ old colonial style ci siamo trovati bene (ottimo anche il bar-ristorante).
Come spostarsi a Cartagena de Indias
La città di Cartagena ha un grande, grandissimo vantaggio: l’aeroporto – piccolo ed essenziale anche se ospita voli internazionali – è vicinissimo al centro (a soli 5 chilometri di distanza).
Spostarsi tra l’aeroporto e il centro di Cartagena non richiede mai più di 10-15 minuti. In aeroporto è possibile prendere un taxi (prima della corsa assicuratevi sempre che abbiano attivato il tassametro), oppure affidarsi all’app di Uber. Se usate Uber, il driver verrà a prendervi poco oltre le zone designate ai tassisti.
Uber è la modalità di trasporto più comoda da usare in città (e anche nella altre città colombiane) e la più economica. Intorno a Cartagena si trovano tassisti disponibili nel giro di pochi minuti a ogni ora del giorno e della notte.
Il centro storico e la vicina Getsemani sono piuttosto compatte: si visitano tranquillamente a piedi. Un’unica avvertenza: nonostante le vie strette, il centro storico è accessibile alle auto e i marciapiedi sono spesso stretti quindi fate attenzione mentre camminate! (in Colombia in genere gli automobilisti non hanno grossa considerazione dei pedoni).
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Claudia Moreschi 

