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viaggi in barca

Lago Inle: cosa fare e cosa vedere

Corto o lungo che sia il tuo viaggio in Myanmar, l’importante è che tu metta in conto di visitare il Lago Inle, il lago di acqua dolce più  famoso del paese. Con i suoi villaggi su palafitta, gli orti galleggianti, i vivaci mercati (ogni giorno in un posto diverso), gli stupa imbiancati a calce, i laboratori artigiani, i pescatori intha e il loro curioso modo di portare la barca (servendosi della gamba come remo, cosa che vedrete solo qui) e la dolce distesa d’acqua circondata dalle montagne, il lago Inle è un posto che tocca il cuore.

Mettete pure in conto almeno un paio di giorni qui e sappiate che organizzare gli spostamenti e decidere cosa fare e vedere è semplice. Ma ci sono delle cose da sapere.

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Phi Phi Island, il paradiso perduto

Metti che ti trovi nel sud della Thailandia, magari sulla costa delle Andamane, il versante occidentale della costa thailandese. Hai voglia di mare e spiagge. Di relax. Vuoi che non ti prenda la voglia di andare a vedere come è l’osannata Phi Phi Island?

Io l’ho fatto. Ecco come è andata.

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In slow rafting sul Ticino

Il termine inglese rafting indica la discesa fluviale a bordo di uno speciale gommone chiamato “raft” e curiosamente non ha una traduzione in italiano. Il risultato è che spesso il rafting viene associato solo ed esclusivamente a uno sport pericoloso, quasi estremo, da adrenalina pura, che comporta il rischio di venir scaraventati in acqua o quantomeno infradiciati dalla testa ai piedi. Insomma, non proprio una passeggiata e di certo non un’attività per tutti.

Il rafting non è solo questo. Ci sono fiumi e fiumi, diversi per caratteristiche e gradi di difficoltà; ce ne sono alcuni che vengono classificati di “I° grado o classe 1” come il Ticino,  il fiume che nasce dal Lago Maggiore e confluisce nel Po’ dopo la città di Pavia.

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Ritorno a Phnom Penh

La leggenda racconta che un giorno una donna, di nome Penh, mentre passeggiava lungo il fiume Mekong trovò un tronco che conteneva quattro statue del Buddha. Madame Penh decise subito di deporre le statue in una pagoda sulla cima di un poggio alberato. Così sarebbe nata Phnom Penh, la capitale della Cambogia, e il suo tempio più importante, il Wat Phnom, che significa appunto “Tempio della collina”.

Un’aura di mito e leggenda pervade ancora la città, nonostante nel frattempo Phnom Penh sia diventata una metropoli da due milioni di abitanti affollata da frotte di turisti che la visitano in migliaia ogni anno e con il conseguente fiorire di ristoranti occidentali e hotel di charme.

Vista la prima volta nel 2012, nel mio primo viaggio in Cambogia, ne restai colpita e affascinata. Ma arrivando dopo giorni trascorsi nella campagna cambogiana, trovarmi nel suo caotico traffico di gente e motori fu quasi uno shock. Tornandoci ora, dopo essere stata per un mese tra le strombazzanti città vietnamite mi è parsa invece straordinariamente silenziosa. Ma sempre dell’idea che è una città piacevolissima.

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In navigazione lungo il Nam Ou, nel Laos del nord

Se c’è una cosa che sopra tutte non si può trascurare di fare in Laos è la navigazione lungo uno dei suoi fiumi. Assaporare i ritmi lenti, il placido flusso delle acque e dei pescatori, passare attraverso una cornice di picchi montagnosi e vegetazione rigogliosa, lontani dalle strade, lontani anche dalla civiltà: tutto questo è impagabile.

Le vie fluviali hanno sempre rappresentato un fondamentale risorsa per il sostentamento dei laotiani e una straordinaria forma di trasporto, che però sta lentamente venendo meno. Compagnie straniere (leggi: cinesi) stanno intensificando la costruzione di nuove centrali elettriche; il risultato è la comparsa di un sempre maggior numero di dighe e –  ovviamente – in alcuni casi la navigazione in alcuni tratti viene compromessa.

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