





Per chi, come me, ha nel cuore il trekking e il continente africano, c’è un sogno che prima o poi affiora inevitabilmente: quello di scalare il Kilimangiaro, il tetto d’Africa.
Il 23 ottobre 2025 – accidenti, non mi sembra ancora vero! – ho finalmente concretizzato il sogno che cullavo da tanto tempo. Mi sembra ancora impossibile, eppure quel giorno ho raggiunto i 5.895 metri di questa cima maestosa: una esperienza pazzesca anche se faticosa, una soddisfazione immensa, emozioni che non dimenticherò mai.
Come è andata? Come mi sono organizzata? Qui vi lascio il mio resoconto e un po’ di consigli utili per chi vuole cimentarsi in questa stessa incredibile avventura!
Cose da sapere prima di organizzare la scalata del Kilimangiaro

Il Kilimangiaro si trova all’interno del Parco nazionale del Kilimangiaro, un’area naturalistica protetta Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco dal 1987. Il “Kili” svetta poco distante dalla tranquilla cittadina di Moshi, nel nord della Tanzania, una zona verde ricca di piantagioni di caffè e di banane.
Con i suoi 5.895 metri, il Kilimangiaro è la montagna più alta dell’Africa ma anche la montagna singola più alta al mondo: è una vetta isolata che non fa parte di nessuna catena montuosa. In realtà non si tratta di una semplice montagna, ma di uno stratovulcano – ora in stato di quiescenza -, che al momento non presenta rischi dal punto di vista vulcanologico.
State pensando di fare un trekking sul Kilimangiaro? Prima di addentrarci nei dettagli tecnici, partiamo da alcune informazioni di base:
- Non è possibile salirci in autonomia: per poter fare il trekking e raggiungere la vetta è necessario partecipare a un tour organizzato con guide e portatori tramite un’agenzia abilitata;
- Non c’è un unico sentiero: esistono sette percorsi, che variano per durata, lunghezza, tipo di alloggio (rifugi o tende) e tempo di acclimatamento;
- Non è economico: i prezzi variano a seconda del tour operator, della lunghezza e del tipo di percorso; si parte da circa 1.400$ in su tutto incluso (permessi, cibo, rifugio/tenda, guide, portatori, etc.) un trekking di cinque giorni, a cui vanno però aggiunte le mance;
- Si deve mettere in conto almeno una settimana: i percorsi più corti (la Marangu e la Umbwe Route) impiegano non meno di cinque giorni, ma offrono meno acclimatamento e quindi meno possibilità di successo;
- Non presenta difficoltà alpinistiche: nonostante l’altezza considerevole, i percorsi di trekking sul Kilimangiaro sono classificabili come normali sentieri escursionistici e non richiedono nessun tipo di abilità alpinistica; non ci sono punti esposti o pericolosi o attraversamento di ghiacciai;
- Essere allenati non è condizione sufficiente: prima di cimentarsi nella scalata è consigliato fare qualche mese di preparazione sportiva, ma il fatto di essere allenati non garantisce la conquista della cima; la cosa importante è non soffrire di mal di montagna o comunque sperare che i sintomi del mal di montagna restino lievi;
- È possibile salirci in ogni periodo dell’anno: i periodi più consigliati per salire sul Kilimangiaro sono quelli da dicembre a febbraio e da giugno a ottobre, che sono i più caldi e secchi, ma i tour di trekking sono possibili anche in altri mesi; il periodo meno indicato è quello di aprile/maggio e novembre, quando le piogge sono più frequenti;
- L’aeroporto più vicino è il Kilimanjaro International Airport: se volete cimentarvi nel trekking sul Kilimangiaro è preferibile acquistare un volo per il Kilimanjaro International Airport (codice JRO) e non per Arusha (ARK), ben più lontana (a 2 ore e mezza di strada da Moshi).
Ora passiamo ai dettagli più interessanti! Quale sentiero scegliere per la salita sul Kilimangiaro? Quanto tempo ci vuole per salire in cima? E come è la salita?
I diversi percorsi per scalare il Kilimangiaro


Per salire sulla vetta del Kilimangiaro non c’è un unico percorso, ma sette diversi sentieri tra cui scegliere. I percorsi differiscono per lunghezza, numero di giorni, tipo di alloggio (rifugio o tenda), costo e margine di acclimatamento.
Ecco i sette percorsi tra cui scegliere:
- Umbwe: è la via più corta e diretta, indicata per scalatori esperti che sono abituati all’alta quota; è infatti il percorso che offre il minore acclimatamento (quindi minore percentuale di successo);
- Marangu: conosciuta come “Coca Cola Route” perché considerata facile, è la più popolare e frequentata per via della durata (5 giorni) e del costo inferiore; offre rifugi in muratura lungo il percorso, ma ha il grosso difetto di dedicare poco tempo all’acclimatamento;
- Machame: nota come “Whisky Route” perché più impegnativa, prevede 6 o 7 giorni di trekking e notti in tenda; il paesaggio è vario e c’è ampio margine di acclimatamento;
- Lemosho: considerata una delle vie più scenografiche, prevede dai 6 agli 8 giorni e offre il tempo ideale per acclimatarsi;
- Shira: simile alla Lemosho, ma con un punto di partenza più elevato, è adatta a chi è già acclimatato, anche se nei primi giorni il rischio di mal di montagna è più alto; richiede 6-8 giorni;
- Rongai: è l’unico percorso che parte dal versante nord, vicino al confine con il Kenya; è meno frequentata e offre un’ascesa più dolce rispetto ad altre vie; si può fare in sei o sette giorni;
- Northern Circuit: aperta recentemente, è il percorso più lungo, che traccia un ampio anello attorno al Kilimangiaro, e garantisce un’ottima acclimatazione e panorami mozzafiato; dura 9-10 giorni.
I percorsi più brevi (Marangu e Umbwe) costano di meno e durano meno giorni, ma sono anche quelli con le probabilità più basse di arrivare in cima. La Machame e la Lemosho hanno invece una percentuale di successo superiore all’80%.

Anche se diversi tra loro, i percorsi per salire sul Kilimangiaro convergono in un unico sentiero negli ultimi chilometri prima della vetta, per poi dividersi nuovamente nella parte finale per la discesa.
La mia scalata del Kilimangiaro lungo la Machame Route


Salire sul Kilimangiaro era un sogno troppo grande per rischiare di vederlo sfumare per il poco acclimatamento. Ecco che allora abbiamo scelto di percorrere la Machame Route, nell’opzione 7 giorni e 6 notti. Il fatto che venga chiamata “Whiskey Route” non ci spaventava visto che siamo abituati a camminare in montagna anche con più di 1.500 metri di dislivello giornaliero.
Ci confortava il fatto che venga considerata una delle vie migliori per durata e acclimatamento. Inoltre, il fatto di dormire in tenda in alta quota non ci spaventava visto che siamo più che abituati. Insomma, informandoci abbiamo avuto l’impressione che fosse molto nelle nostre corde e così è stato.
Le agenzie forniscono tutto ciò che serve per il campeggio: tenda (noi avevamo addirittura una tenda da quattro persone!), materassini, sacchi a pelo, tavolo, sedie oltre a cuoco personale, toilette da campeggio e portatori per il trasporto del nostro zaino con l’equipaggiamento personale.
Si dorme in aree predisposte, dove ci sono anche bagni fissi e cisterne per la raccolta dell’acqua (che viene fatta bollire e resa potabile con apposite pastiglie depuranti). Le tappe sono comuni a tutti quelli che scelgono di fare quel tipo di percorso (nel nostro caso la Machame).
Le tappe del trekking

Se quindi optate per la Machame Route, queste sono le tappe che farete:
- Dal Machame Gate al Machame Camp: si parte da quota 1.800 e da lì, sbrigate le formalità e preparati i bagagli dei portatori, si inizia a camminare lungo un percorso dolce e graduale attraverso la foresta fino a quota 2.850m, dove si trascorre la prima notte (circa 6 ore, 11 km);
- Dal Machame Camp si sale in modo più deciso, soprattutto nel tratto iniziale, fino allo Shira Cave Camp, a quota 3.900 metri (circa 5 ore, 5 km);
- Dallo Shira Cave Camp si sale in modo costante ma deciso fino a raggiungere il Lava Tower Camp a quota 4.600 metri e quindi si ridiscende in modo altrettanto deciso fino al Barranco Camp (a 3.900m) (circa 7 ore, 10 km);
- Dai 3.900 m del Barranco Camp il sentiero risale il Barranco, una parete di roccia che richiede a tratti dei passaggi su roccia (facili) per poi guadagnare terreno tra svariati saliscendi fino al Karanga Camp (4.000 metri) (circa 4 ore, 6 km);
- Tappa facile, che lasciato il Karanga sale in modo graduale fino ai 4.600 metri del Barafu Camp, il campo base da cui si affronta la salita finale in vetta (circa 4 ore, 5 km);
- Ecco il momento clou di tutto il trekking: dal Barafu Camp si parte con la scalata notturna all’Uhuru Peak, la cima del Kilimangiaro (circa 8 ore di salita, 5 km); quindi ridiscesa al base camp e da lì al Mweka Camp a quota 3.000 metri;
- Dal Mweka Camp facile discesa verso il Mweka Gate, dove termina il trekking (circa 4 ore, 5 km) e dove si riceve il certificato che attesta l’avvenuta scalata.
L’ascesa finale


Uno spazio a sé merita la descrizione della scalata alla vetta del Kilimangiaro, il momento topico di tutto il trekking. La prima cosa da sapere è che la scalata avviene sempre di notte: si riposa fino alle 23:00 quindi ci si veste, ci si prepara e ci si mette in marcia intorno a mezzanotte.
Tutti gli operatori partono a quest’ora: sia perché le prime ore dell’alba sono quelle con la visibilità migliore dalla cima, ma anche per dare alle persone il tempo poi di ridiscendere in sicurezza e con la luce.
Le temperature in cima possono raggiungere i -15/-20 gradi, quindi è essenziale avere abbigliamento e equipaggiamento opportuni (ne parlo in dettaglio qui). Per la scalata notturna, le nostre guide ci hanno raccomandato dai 6 ai 7 strati di vestiti.
La salita parte decisa. Il sentiero si snoda a zig-zag lungo quello che è lo strappo finale che porta in vetta. Le persone salgono in fila indiana, lungo quella che sembra una processione religiosa rischiarata solo dalle torce da testa degli scalatori. Si procede piano – pole pole diventerà il vostro mantra – cercando di mantenere un passo e un respiro costante.
Le soste sono brevi: ci si ferma una volta all’ora/ogni un’ora e mezza, per mangiare uno snack, una barretta energetica e bere un po’ ma dopo pochi minuti si riparte. Nel mentre in cielo comincia a farsi strada una sottile luce arancione: è l’alba che si affaccia timidamente. Questo è il segnale che non manca molto.
Quando finisce il sentiero a zig-zag e ci si trova al cospetto del cartello di Stella Point, significa che la meta finale è davvero vicina. Da lì mancano ancora solo 150 metri di dislivello e 700 metri in lunghezza, che possono richiedere 30-45 minuti o anche più. Dai 5.000 metri in su la fatica si fa sentire parecchio.
L’arrivo a Uhuru Peak, la vetta del Kili, è previsto dopo 7-8 di cammino, ma potreste impiegare anche più tempo. L’importante è non mollare! Raggiunta – con estrema emozione (io ho pianto) – la cima, si fa la foto di rito e si resta al massimo 10-15 minuti: è tempo di ridiscendere.
Una cosa che non vi dice nessuno? Che la discesa è anch’essa faticosissima! Non per il fiato, ma per la fatica accumulata durante la scalata notturna e per il fatto di non aver dormito. Io ho impiegato tre ore per ridiscendere al campo base (ero e-s-a-u-s-t-a).
Come scegliere la giusta agenzia


Questo è un discorso cruciale: è importante scegliere una agenzia affidabile – locale o internazionale che sia – che abbia comprovata esperienza nell’organizzazione di trekking sul Kilimangiaro. Può infatti capitare di prenotare tramite una agenzia non specializzata che poi finisce per appoggiarsi a un’altra agenzia non meglio identificata (che non è possibile conoscere a priori). Insomma, scalare il Kilimangiaro è una cosa non banale, quindi meglio affidarsi a qualcuno di competente e fidato.
Un altro aspetto da considerare tocca un discorso delicato: quello dei portatori. Fanno un lavoro durissimo, spesso pagati poco e male, e non tutte le agenzie prestano attenzione alle loro condizioni di lavoro. Il mio consiglio è quello di scegliere un tour operator certificato che sia anche membro di associazioni che tutelano i portatori, come la Kilimanjaro Porters.
Inizialmente ci eravamo fatti fare preventivi da diversi tour operator tanzaniani che avevano recensioni buone per i safari ma che però non avevano nessuna recensione per il Kilimangiaro. Abbiamo quindi perlustrato forum di viaggi internazionali espressamente dedicati al Kili per spulciare tra le recensioni di chi ci era già stato.
Un nome che abbiamo visto uscire spesso era quello di Habari Adventure, una agenzia tanzaniana con base a Moshi, proprio alle falde del Kilimangiaro. Le recensioni erano tutte entusiastiche, così li abbiamo contattati. L’impressione molto professionale e attenta via mail è stata confermata di persona: con Habari siamo stati benissimo, l’organizzazione impeccabile, le guide e lo staff gentili e sempre pronti a prendersi cura di noi. Senza di loro non so se sarei riuscita ad arrivare in cima!
L’assicurazione di viaggio per il Kilimangiaro

Essere viaggiatori responsabili e con la testa sulle spalle significa porre la giusta attenzione a ogni aspetto del viaggio, assicurazione compresa.
L’assicurazione è obbligatoria per scalare il Kilimangiaro. Di solito le agenzie di viaggio richiedono la prova di questa assicurazione prima dell’inizio della scalata.
Nel caso del Kilimangiaro c’è però un problema: l’assicurazione deve includere una copertura specifica per trekking in alta quota fino a 6.000 metri, che preveda soccorso medico ed evacuazione in elicottero, cosa che le normali compagnie di assicurazione non offrono (io da anni mi affido sempre a Heymondo, con cui purtroppo la copertura è valida fino a un massimo di 4.000 metri di altitudine).
Dopo un’attenta ricerca in rete, per l’assicurazione di viaggio per il Kilimangiaro ci siamo appoggiati a True Traveller, una compagnia inglese conosciuta a livello internazionale che offre coperture specifiche per attività sportive e avventurose (tra cui appunto anche il trekking sul Kilimangiaro). La cosa bella è che la polizza può essere acquistata anche a viaggio iniziato e offre opzioni flessibili come l’estensione online della copertura.
L’assicurazione non è economica, ma era l’unica opzione che ho trovato disponibile online (era consigliata anche la più famosa World Nomads, ma al momento non è sottoscrivibile da parte dei cittadini italiani).
Sognate di scalare il Kilimangiaro? Volte saperne di più? Avete domande da farmi? Chiedetemi pure tutto quello che volete!

Claudia Moreschi 
